Puzza di soldi - Da monete a stringhe di codice
Puzza di soldi
Da monete a stringhe di codice
 
Estratto dal libro L’AntiCripto, che racconta i rischi e le contraddizioni delle criptovalute.
Questo contenuto ha finalità informative ed è tratto da un saggio sulle criptovalute; non promuove investimenti in crypto.
 
Vespasiano è imperatore romano glorioso, ma noto per ragioni più pedestri. Con l’impero in crisi, alla ricerca di fondi, aveva imposto una tassa sui bagni pubblici.
 
Certo, pagata uscendone, igienicamente sarà un pò così. No, risponde l’imperatore: pecunia non olet, il denaro non puzza. Essere inodore è cruciale per i soldi. Il sesterzio passato dal cittadino romano con il bisogno di defecare alle casse dell’imperatore sarà indistinguibile dagli altri sesterzi. È il bello e il brutto del denaro, non porta memoria. Impensabile a ogni scambio doverlo odorare – sondare se la provenienza è lecita, se è stato rubato, incassato da un assassino o usato in un bordello… Il denaro è amorale, ma per questo è vischioso, circola senza asperità.
 
Spostiamoci sul digitale. È un problema: perché il digitale ha memoria infinita. Tutto viene registrato; qualcuno potrà vedere quell’acquisto online o quel sito visitato anni fa.
 
In breve: una moneta digitale non garantisce l’anonimato; lascia traccia di sé. In senso figurato, il sesterzio pagato per il Vespasiano puzzerà. Attenzione: si trova qui il DNA delle criptovalute. Seguiteci per saperne di più.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *