Roba da defi: Sandokan dall’infinity pool

Roba da defi: Sandokan dall’infinity pool

Paradisi fiscali sintetici

Estratto dal saggio L’AntiCripto, che affronta storia, origini e criticità delle criptovalute. Il contenuto ha finalità esclusivamente culturali e informative e non costituisce consulenza finanziaria né invito all’investimento.

Roba da defi. Così la chiamano: decentralised finance. Autonomia finanziaria, fuga dalla sorveglianza, privacy. Le criptovalute promettono: transazioni on chain. On chain, sulla catena, sul blockchain, cioè senza intermediari. L’utente interessato rizza le orecchie, coglie il non detto, l’attenzione si desta. On chain vuol dire stringhe alfanumeriche, scambi segreti, non tracciati, impossibili da osservare. Vuol dire paradisi fiscali sintetici – senza luoghi remoti, isole dei Caraibi, né spiagge bianche né palmeti. E neppure ombrosi faccendieri, impiegati proni al pentimento, che per espiare, spediscono i nostri segreti, che so, a Report. Molto più comodo lo stablecoin: per far passare di mano grosse cifre ci vogliono pesanti valigette; via via che gli importi crescono, gli spazi si espandono. Per dire: un milione di dollari in biglietti da uno occupano interi chilometri quadrati; in biglietti da cento basterebbe una valigetta di dieci chili – alla portata anche di un malfermo, se facoltoso anziano; e persino su un volo Ryanair – ma tant’è provate a portarli voi, che so, da Bogotà a Cancun. Molto meglio farlo comodamente da un computer a bordo vasca dell’infinity pool.

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