L’amministrazione americana ha lanciato un attacco giudiziario al governatore della banca centrale, la Federal Reserve. Non è inusuale, in momenti critici per le economie, che i governi se la prendano con i banchieri centrali, in parte per farne un capro espiatorio, in parte per togliere da mani tecniche la gestione della moneta che è ormai, per legge e per convenzione, in larga parte sottratta all’arbitrio delle scelte politiche di breve periodo.
È una vicenda che l’Italia, che purtroppo in tema di degenerazioni istituzionali è spesso stata un pioniere, ha già vissuto cinquant’anni fa.
Il 24 marzo 1979, un magistrato romano dagli opachi contatti spicca un mandato di arresto nei confronti del governatore della Banca d’Italia Baffi e del vicedirettore e capo della Vigilanza Sarcinelli. L’attacco, dirà Baffi, appare come «una ritorsione da parte del complesso politico-affaristico-giudiziario». Per Sarcinelli si aprono le porte di Regina Coeli. Il governatore evita il carcere solo per l’età avanzata. L’accusa risulterà del tutto inconsistente un paio d’anni dopo, ma già all’inizio si capiva bene che fosse del tutto artefatta. L’ordine di arresto provoca un diffuso clamore; ma, sottotraccia, i tentativi di intimidazione dei vertici della banca centrale erano in atto già da parecchi mesi, come documenta il diario dello stesso Baffi. È forse la prolungata persecuzione, più ancora della richiesta di arresto in sé, la chiave di lettura degli eventi: depotenziare un’istituzione che, in quel periodo, mostrava rigore, indipendenza e impermeabilità alle influenze politiche.
Scriveva Baffi: «Chiedono con una incredibile insistenza di approvare la sistemazione del debito di palazzinari romani». Il magistrato che emette gli ordini di cattura ammette, in una conversazione con i giornalisti, la natura di ritorsione politica degli interventi. Numerosi gli attestati di solidarietà, tra cui quelli di tutti i maggiori economisti dell’epoca che, per ritorsione, vengono convocati a sfilare uno dopo l’altro in procura. Pochi mesi dopo il New York Times scrive: “Baffi governatore onorario (aveva lasciato il ruolo poco dopo le inchieste anche se assolto) siede in un ufficio con un magnifico quadro del quindicesimo secolo che rappresenta San Sebastiano che sorride serafico mentre i soldati romani lo trafiggono con le frecce. ‘È esattamente come mi sento’, ha detto”.
(Sul tema segnalo il bel libro di B. Piccone, Attacco alla Banca d’Italia, di recentissima pubblicazione, una ricostruzione appassionata e precisa, dal massimo esperto delle vicende di Paolo Baffi)