Le Lega e Cuccia (era il 1994) …

Politica e banche: una storia senza fine. Durante le privatizzazioni – siamo a metà anni degli anni novanta del secolo scorso – si realizza uno scontro tra diversi approcci e visioni. Molti temono che le banche pubbliche – tutte le maggiori banche del paese, la Commerciale, oggi Intesa, il Credito Italiano, oggi UniCredit – una volta diventate private, finiscano nelle mani di pochi investitori, che con qualche alchimia (un aiutino dalla politica e scarsi investimenti veri) ne assumeranno il controllo.

Come si legge in “Unicredit: una storia dell’economia italiana”, di recentissima pubblicazione con Laterza: «Interessante riportare una dura presa di posizione “anti-nocciolodurista” della Lega Nord in occasione dell’Assemblea [di UniCredit, che discute l’avvio della privatizzazione]: tra i partiti emergenti del nuovo corso politico, è parte della coalizione di centrodestra che proprio negli stessi giorni esce vincitrice dalle prime elezioni politiche dopo Tangentopoli.

Per bocca di Elisabetta Castellazzi, minaccia: “Se Cuccia (Mediobanca) riuscirà a ottenere il controllo del Credit e della Comit, la Lega farà approvare un provvedimento per ristabilire la public company”» (Il Giorno, 13 aprile 1994; Corriere della Sera, 14 aprile 1994). Il risultato lo si può leggere nel testo. La conclusione, all’epoca come oggi: «La nutrita presenza di imprenditori nell’azionariato viene evidenziata da Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera: c’è un aspetto “che andrebbe chiarito per diradare ulteriori ombre sull’operazione: … il rischio di sovrapposizioni, attuali o future, tra il ruolo di azionisti e amministratori e quello di grandi clienti e debitori dell’istituto”».

(Corriere della Sera, 17 aprile 1994).

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